ClassicAperta: Completato il restauro della monofora di via Berra 10, a Crescenzago

Quella finestra sul medioevo…

La parola alla professoressa Bruna Mariani che ha curato il restyling, voluto dalla Associazione per Mito Onlus e sponsorizzato dalla Fonderia Artistica Battaglia

Un’antica finestra monofora si staglia nel cortile di Casa Berra, un’opera artistica medievale, come l’attigua chiesa di Santa Maria Rossa che risale al XII secolo. La leggenda racconta che in quella chiesa sia nascosta la tomba di Matteo Visconti, all’epoca Signore di Milano. La monofora attende la “Musica nei Cortili” e allora, alla finestra magistralmente restaurata, si affaccia una dama: è l’autrice del “risveglio”, la professoressa Bruna Mariani, una breve presentazione….

“Ho 38 anni, mi sono laureata a Firenze, presso L’Opificio delle Pietre Dure che fa capo al Ministero dei Beni Culturali. Le mie radici sono a Lucca, ma mi considero oramai milanese. Dal 2003 mi dedico alla libera professione”

Ci parli del restauro della monofora di Casa Berra

“Si è trattato di un lavoro, durato alcune settimane, non semplice. La monofora era in condizioni precarie: i tempi tecnici si allungavano poiché i materiali originali erano in fase di polverizzazione, mentre nella parte bassa si configuravano lacune non ricostruibili….”

Quindi si è fatto ricorso alla creatività….?

“No, la creatività non appartiene alla cultura del restauro conservativo, ovviamente. In questi casi si tratta invece di ricostruire forme quasi scomparse, per armonizzarle al contesto architettonico, si tratta di suggerire anziché proporre “

Una mission complicata, considerato lo stato di degrado della finestra…

“Certamente, possiamo anzi parlare di degrado avanzato. Il nostro lavoro però consiste anche in questo, nella ricerca di un equilibrio fra il restauro e la facciata. Terminato il “maquillage”, la finestra non deve risultare estranea all’ambiente, ma al contrario provocare una sensazione scenografica appagante, come in un dipinto”

V.M.

Aspettando di vedere la finestra restaurata sabato 9 giugno, durante Musica classica e convivialità nei cortili vi invitiamo a dare uno sguardo all’anteprima dei pannelli esplicativi del restauro, che potrete vedere nel cortile.

Sabato 9 giugno saranno presenti alcuni pannelli per spiegare la storia e il restauro della finestra monofora di Casa Berra. Eccoli in anteprima

 

Un restauro conservativo

Per intervento di restauro conservativo si intende un insieme di opere di carattere edilizio che hanno lo scopo di recuperare e conservare le funzionalità di un organismo edilizio e delle sue funzioni originali, senza alcun mutamento parziale o integrale, rispettando gli elementi di carattere tipologico, formali e strutturali.
Le misure di conservazione del patrimonio sono normate dal d.lgs. n.42 del 2004 – art 29 del “Codice dei beni culturali e del paesaggio” che al comma 4 recita: “Per restauro si intende l’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all’integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali.”
In questa logica si è svolto l’intervento di restauro della monofora di Casa Berra a cura dei restauratori Bruna Mariani e Matteo Manuele Pelucchi.

La creatività non appartiene alla cultura del restauro conservativo. Il nostro lavoro però consiste nella ricerca di un equilibrio fra il restauro e la facciata. Terminato il “maquillage”, la finestra non deve risultare estranea all’ambiente, ma al contrario provocare una sensazione scenografica appagante, come in un dipinto

Dottoressa Bruna Mariani

Notizie storiche

Convento agostiniano in prossimità di quella che era nel XII sec. la “Strada Veneta”. Nel corso del tempo alla chiesa, alla canonica e al chiostro (a porticato con colonne poligonali, archi a sesto acuto e finestre decorate in cotto) si affiancò un ‘ospedale.
Nel corso del sec. XVIII e XIX in seguito all’alienazione del convento, subì parecchie manomissioni, fino alla distruzione delle porzioni conventuali. Di tutto ciò rimane oggi parte di un chiostro quattrocentesco inglobato nell’edificio in fronte alla chiesa, oggi Casa Berra.
Da fonti storiche risulta che la prepositura dei canonici regolari di Santa Maria di Crescenzago fu fondata nell’anno 1140 circa, al tempo dell’arcivescovo di Milano, Robaldo (1136-1146), sul luogo di una precedente cappella dedicata alla Vergine Maria, da subito chiamata Santa Maria Rossa, probabilmente per il prevalere dei mattoni a vista nell’aspetto esterno ed interno dell’edificio.
Si costituì, per ordine dell’Arcivescovo, una “Canonica”, così denominata perché i Sacerdoti che l’abitavano conducevano vita comune, sotto la guida di un Preposto (non “Abate” perché non si trattava di Monaci, ma di preti sotto la giurisdizione del Vescovo).
Nel 1154 l’arcivescovo Oberto da Pirovano concesse territori in diverse località lombarde ai canonici di Santa Maria Rossa. Questi poterono così estendere i loro domini in Lombardia e possedere terre. Sotto il governo del primo preposto Ottone fu stabilita la regola del Monastero di Crescenzago e delle altre canoniche ad esso soggette, approvata in data 10 luglio 1197 dall’arcivescovo di Milano Filippo Lampugnani. Inoltre l’appoggio di Urbano III e l’elezione a cardinale, nonché la beatificazione di due suoi membri, Albino e Tommaso, testimoniano l’importanza ed il prestigio raggiunti dalla Congregazione.
Nel 1250 il frate domenicano Stefano Spagnolo, penitenziere del Papa e visitatore apostolico in Lombardia, è a Crescenzago per ordinarvi la riforma del chiostro e la costruzione di un ospedale per i poveri infermi, secondo il volere di papa Innocenzo IV. Nel 1251 lo stesso pontefice, diretto da Milano a Trezzo, pernotta nel monastero.
Sul finire del secolo XIII, nelle lotte fra Torriani e Visconti per il possesso del Milanese, Crescenzago è spesso accampamento di milizie e rifugio di esuli milanesi e nel 1322 Matteo Visconti, signore di Milano, muore scomunicato nella canonica. Secondo alcune ipotesi il suo corpo potrebbe essere stato sepolto in un luogo segreto della chiesa perché non venisse dissepolto e bruciato come
eretico.
Nel 1772 il cardinale Pozzobonelli, presi accordi con Clemente XIV e l’imperatrice d’Austria, Maria Teresa, sopprime la canonica di Santa Maria di Crescenzago che diviene semplice parrocchia.
Gran parte del complesso fu acquistato nel 1804 dall’agronomo e filantropo Domenico Berra 1771-1835. Sua figlia Teresa, nata proprio nell’anno dell’acquisizione del convento, durante la dominazione austriaca simpatizzò per la Giovane Italia aprendo la sua casa ai patrioti milanesi.
Oggi questa casa è aperta per voi.

 

La finestra che si affaccia sul cortile interno è una monofora archiacuta in cotto, decorata da ghiere e cornici con semplici decorazioni in cotto.
La monofora soffre principalmente di un degrado dovuto da difetti di fabbricazione dei laterizi usati per la costruzione della finestra e da restauri precedenti.

Le tipologie del mattone

I mattoni che escono dalla fornace si distinguono in “ferrioli”, “mezzanelle” e “albasi”.
I primi sono quelli che hanno subito una maggior cottura per essere stati disposti troppo vicino al fuoco; sono quindi parzialmente vetrificati, talvolta deformati, di colore intenso e fragili. La loro struttura quasi vetrosa li rende poco assorbenti e quindi scarsamente compatibili con la malta. Per la loro resistenza all’acqua e all’usura, i “ferrioli” sono impiegati nella realizzazione di canali e pavimentazioni, ma raramente nelle murature in elevato.
Le “mezzanelle” hanno raggiunto un grado di cottura omogeneo che le rende le più idonee alla costruzione; si distinguono in forti e dolci a seconda del grado di cottura.
Gli “albasi” sono i mattoni scarsamente esposti all’azione del calore, e perciò lontani dal giusto grado di cottura; sono di color giallognolo, friabili ed eccessivamente assorbenti, sono estremamente vulnerabili alle acque saline ed alle efflorescenze, tanto da cadere in polvere. Vengono impiegati raramente, solo in murature non soggette a intemperie o a grandi pressioni.