INTERVISTA AD ANDREA MELIS, DIRETTORE DELLA CIVICA SCUOLA DI MUSICA CLAUDIO ABBADO

 

Inizia oggi un percorso che ci permetterà di raccontare il mondo della musica classica a partire dalla voce di coloro che collaborano alle iniziative promosse dall’Associazione Per Mito, sostenendo e partecipando attivamente ai diversi progetti.

In questo primo appuntamento abbiamo il piacere di ospitare un’intervista al Professor Andrea Melis, Direttore della Civica Scuola di Musica, intitolata dal giugno 2014 al Maestro Claudio Abbado.
La Scuola, che vanta 150 anni di tradizione formativa, può contare su un corpo docente altamente qualificato e studenti provenienti da 30 Paesi.

I ragazzi della Scuola sono stati i protagonisti degli ultimi concerti promossi dall’Associazione per l’iniziativa ClassicAperta. Abbiamo chiesto al Professore quale ruolo abbia la musica classica nel mondo moderno e cosa significhi per un ragazzo di oggi dedicarsi a questo tipo di studi.
Di seguito troverete le sue risposte, un contributo prezioso per tutti coloro che desiderano conoscere più da vicino il mondo della musica classica.

Professor Melis, cosa significa scegliere di studiare musica classica per un ragazzo dei nostri giorni?

Significa soprattutto seguire una vocazione profonda e una necessità insieme conoscitiva ed espressiva, vocazione che non necessariamente si tradurrà in una scelta professionale, ma che certamente accompagnerà la persona per tutta la vita in modi, forme e direzioni sempre diverse, che si rinnovano e trasformano nel tempo e che non è possibile predeterminare.  Le istituzioni formative hanno il dovere ed il compito di intercettare, favorire e sostenere concretamente queste vocazioni e questi percorsi, offrendo risposte formative ed educative all’altezza della complessità e ricchezza che questi percorsi implicano, che si tratti di talenti, di amatori o di fruitori.

Cosa rende la vostra Scuola un’eccellenza nel panorama dell’Educazione musicale?

Direi la somma di fattori diversi: 1) l’incontro di un forte radicamento “territoriale” unitamente alla spiccata proiezione internazionale di una scuola che conta studenti di 30 nazionalità diverse. 2) Il fatto di aver introdotto per primi nel panorama Italiano e con decenni di anticipo, grazie all’assenza di vincoli ordinamentali, la didattica e lo studio di ambiti musicali e disciplinari specifici come la musica antica, il jazz, il repertorio contemporaneo, le tecnologie, il vocal coaching. 3) La possibilità concreta di interagire progettualmente e fattivamente con le altre scuole d’arte (Cinema e Teatro) che fanno parte della medesima Fondazione cui apparteniamo. 4) La scelta, che è nel DNA stesso di una scuola nata oltre 150 anni orsono, di tenere insieme, sotto lo stesso tetto, l’alta formazione specialistica, la formazione di base, quella amatoriale ed una missione culturale e divulgativa rivolta alla Città ed i cittadini. 5) L’intensa proposta performativa e concertistica, in sedi e contesti di prestigio, come momento qualificante della formazione. 6) La volontà di accompagnare gli studenti, oltre la soglia conclusiva degli studi, nelle prime fasi del loro percorso professionale.

Che tipo di preparazione ricevono i ragazzi che decidono di frequentare la vostra Scuola?

Ciò che cerchiamo di proporre ai nostri studenti è una preparazione strettamente commisurata all’armonico sviluppo del talento e delle vocazioni di ciascuno, quali esse siano, nel giusto equilibrio tra studio individuale, pratico, teorico, collettivo e performativo. Cerchiamo soprattutto di fare di loro dei musicisti consapevoli, oltre che tecnicamente e interpetativamente preparati, consapevoli del contesto entro cui operano, della molteplicità e interrelazione linguistica, della dimensione collettiva e intersoggettiva della musica.

Com’è iniziata la collaborazione con l’Associazione per Mito Onlus?

E’ iniziata sulla scorta di una conoscenza reciproca, grazie alle positive collaborazioni col Festival MiTo, ed è proseguita soprattutto sull’onda dell’entusiasmo, dello schietto desiderio comune di porgere la musica al pubblico, inventandosi letteralmente luoghi, repertori e modalità per farlo, divertendosi nel farlo, anche sotto la pioggia, in un giardino o in un angolo di città da far scoprire al pubblico…

Che apporto può dare la musica classica nel rispondere alle sfide del presente?

“Pane e musica per tutti”, questo fu il motto con cui si propose il primo sindaco di Milano nel dopoguerra, con la Scala in macerie in una città semidistrutta, materialmente e moralmente. La musica, la cultura ed il sapere sono un bisogno primario, al pari del pane. Ascoltare musica, musica classica e di qualsivoglia idioma, serve anche a ricordarci cosa è l’uomo, quali sono i suoi bisogni ed i suoi diritti, serve a ricordarci che i beni primari non sono beni di lusso cui si ha diritto di accedere “accessoriamente”. Se dimentichiamo tutto ciò, sarà la stessa natura umana (e dunque la società) a patirne, degradata a entità atomizzata, meramente biologica ed economica.